Y. Urushibara, Mushishi, Star Comics, 10 volumi (conclusa), pp. 224, 6 euro
Certe volte le cose cambiano, e non ti rendi conto di come e quando sia successo. Quando, tempo fa, iniziai a leggere manga, la Star Comics era il principale punto di riferimento, la casa editrice dei grandi autori e delle pietre miliari. Quella che pubblicava Katsura, Toriyama, Takahashi, che esplorava nuove strade, proponeva nuovi generi, faceva esperimenti con “Storie di Kappa” o “Young”. Allora i manga erano ancora roba da “adolescenti maschi”. L’idea di pubblicare uno shojo o un seinen in Italia faceva tremare i polsi agli editori. Si poteva rischiare con shonen atipici e romantici come Video Girl Ai, ma erano eccezioni. Ricordo bene gli appelli di Barbara Rossi dei Kappa Boys, che pregava i lettori di Ranma ½ di inviare cartoline in cui dichiaravano di essere disposti ad acquistare shojo, nel caso fossero stati pubblicati (cartoline, sì… è passato più tempo di quanto mi piaccia ricordare).
Oggi il mercato è molto più vario, le proposte si sono moltiplicate, i Kappa Boys hanno una loro casa editrice, gli shojo sono ovunque, la principessa Takahashi ha sprecato anni sull’interminabile e per niente epocale Inuyasha ma almeno la Planet Manga, bontà sua, pubblica Miyazaki e Otomo. E la qualità generale dei manga che arrivano in Italia sembra essere precipitata.
Per fortuna c’è sempre un’eccezione alle regole. E così un giorno scopri che la Star Comics ha pubblicato qualcosa che, ai vecchi tempi, non si sarebbe mai potuta proporre al pubblico italiano.